La Bella Estate è una rassegna che prova a diventare un luogo dove ritrovarsi in questo tempo complesso dove anche l’estate, calda e distratta, fa fatica a farsi superficie di desideri (…) A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matte, e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse (…) ci manca Pavese…oggi più che mai e tutti gli altri anche, epperò bisogna continuare a fare le cose e a farle per bene, con cura, con negli occhi la memoria di tutti quelli che son passati e che passeranno. E allora la Bella Estate … frammenti di cinema, musica, arte che provano a recuperare le tracce di un’esperienza, di un percorso che orienti lo sguardo per comporre la visione. C’ è la mostra di Vida Dena, disegni come tracce interstiziali di un’infanzia segnata dalla guerra quella vera, con l’esercito e le armi e le bombe… quelle vere… ci sono i concerti di Noma Omran che dalla Siria attraversa tutto il Mediterraneo col corpo, con la mente e con la voce e quello di Roberto Cecchetto e poi ancora Michael Fischer e l’Orchestra di Fiati di Delianuova. Ci sono i film, visioni indipendenti di filmaker folli pronti a spendere fino all’ultimo centesimo e ad attraversare fino all’ultimo deserto per inquadrare un sogno.

Bisogna che ci sia pure, ancora, una bella estate con quegli odori e quei sapori e i giochi di sera …come quando si faceva la conta fino a dieci e poi ci si ricontava e si era sempre lì, come quando Fabienne conta fino a dieci e poi arriva Buch con un chopper a portarla via da un film che può diventare splatter e invece no. Perché c’è sempre un autore e oltre la siepe c’è sempre il buio ma bisogna restare umani per guardare in fondo al mare sulla linea dell’orizzonte e immaginare ancora un’altra estate e poi un’altra ancora…come fosse Moby Dick…e noi piccoli Ismael bisogna che si rimanga vivi…per raccontare la storia…per raccontare ancora di quando (…) Quell’anno faceva tanto caldo che bisognava uscire ogni sera, e a Ginia pareva di non avere mai capito prima che cosa fosse l’estate, tanto era bello uscire ogni notte per passeggiare sotto i viali. Qualche volta pensava che quell’estate non sarebbe finita più, e insieme che bisognava far presto a godersela perché, cambiando la stagione, qualcosa doveva succedere. (…) In mezzo ai Sussurri e alle Grida, dalla Nube alla Resistenza c’è sempre una Regola del Gioco, l’unica capace di riportarci alla verità delle cose per poter fare ancora una volta un Éloge de l’amour e, al termine di questa lunga impresa di meritare finalmente il nome che ci siamo dati sin dall’inizio, delle persone, nient’altro che delle persone, che non ne valgono nessuna ma che nessuna vale.